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[DOCS]METTERE IN COMUNE
[DOCS]METTERE IN COMUNE

Capita, e non di rado, che nell'andarci incontro l'uno con l'altro e nella nostra ricerca di una buona qualità di dialogo e di comprensione scopriamo che non è né semplice né istantaneo l'atto del comunicare ma che richiede una buona dose di impegno e di fatica, e può capitare che non ci siano i risultati, o non quelli sperati. O sembra che non ce ne siano e che pur continuando a parlare e a mettere in comune (comunicare) si continui a costituire un mondo ben separato ed a sé stante, ognun per l'altro con il quale sta interagendo.

Occorre valutare innanzitutto che cosa consideriamo in primo luogo, quale abitudine manifestiamo nel comunicare stesso.

L'abitudine può far si che ci relazioniamo con un altro in base a ciò che rappresenta, e non a ciò che "porta", e spesso la rappresentazione che ne abbiamo fa si che anziché parlare "a due" si finisca con il parlare con noi stessi, nel momento stesso in cui vediamo l'idea che abbiamo di chi ci sta di fronte e non il contributo di cui ci sta facendo dono con la sua presenza.

Difficile disabituarsi alla propria idea delle cose, della realtà o delle persone. Si può provare, tenendo sempre bene in evidenza che tutto ciò che è profondamente nostro e che costituisce la nostra verità, rimane un fatto squisitamente soggettivo - il più delle volte - che si arricchisce in obiettività soltanto grazie alla verità altrettanto squisitamente personale ma non per questo meno vera del nostro prossimo, chiunque questi sia.


Articolo di Anna Perrino
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